E’ incredibile come la scelta di rinunciare ai partiti
politici e di passare ad una vera democrazia elimini alla base il problema
della governabilità.
Oggi ogni partito tutela degli interessi e sostiene delle
posizioni dalle quali non si smuoverà mai anche se la dialettica porterebbe a
mettere in luce i passaggi logici deboli di una posizione e quindi a far
riflettere il singolo individuo in merito ad un possibile cambiamento della
propria opinione.
La capacità di mettersi sempre in discussione, di verificare
la correttezza dei propri ragionamenti per essere sicuri di aver fatto la
scelta migliore fa parte dell’intelligenza umana. Cambiare opinione e ammettere
i propri errori è umano e porta a evitare scelte sbagliate solo per una
questione di orgoglio, di superficialità o di tutela di interessi.
Con i partiti
politici non è così, non è proprio né possibile né ipotizzabile: il gruppo
dirigente studia a tavolino la posizione da tenere in funzione degli obiettivi
che vuol raggiungere e degli interessi che vuol tutelare e poi gestisce il
dibattito pubblico con l’unica finalità di ottenere consenso in merito alla
posizione adottata. I tesserati ad un partito non hanno il compito di ragionare
nel merito, ma di argomentare al meglio le tesi del capo, del segretario.
Qualsiasi tipo di dibattito pubblico non comporta la
possibilità di giungere ad una visione comune da parte dei partecipanti e
nemmeno di far evolvere il dibattito verso posizioni diverse da quelle di
partenza. Ogni partecipante infatti segue la linea del partito che è la linea
del gruppo dirigente. Insomma il politico durante i dibattiti non parla come
individuo dotato di capacità critica, di una propria individualità, ma la sua
capacità in funzione della quale viene valutato, votato, considerato è quella
di argomentare meglio, in modo più puntuale e pungente del proprio avversario
politico la tesi che una ristretta oligarchia (se non un singolo uomo) a capo
di un partito decide di adottare rispetto ad una linea politica generale.
A noi sembra del tutto normale, ma, se ci si pensa bene, è a
dir poco assurdo. Quindi, al fine di avere una certa parvenza di governabilità,
il partito politico ha la necessità di avere una larga maggioranza in
parlamento. E’ da notare che non importa se i parlamentari sono dieci, cento o
mille, perché ci saranno sempre i soliti quattro o cinque leader che
decideranno ciò che ciascun parlamentare dovrà votare.
Il tutto è complicato dal fatto che in realtà ogni proposta
di legge viene vagliata da commissioni e sotto-commissioni gestite dai gruppi
di pressione che propongono modifiche, emendamenti, ecc. che rendono tutto il
processo legislativo una grossa farsa. Il risultato è la promulgazione di una
legge che contiene gli elementi salienti di ciò che hanno deciso i pochi leader
(che dunque ottengono ciò che vogliono), ma inquinati da modifiche che spesso
ribaltano il senso stesso della legge. Corollario non meno rilevante è che ciò viene
usato come scusa dai politici per giustificare le anomalie prodotte da queste
leggi spesso confuse e quindi è pressoché impossibile imputare precise
responsabilità ad alcuno. Confusione, lentezza, mancanza di linearità sono il
mare nel quale sguazzano politici e potenti per fare i loro interessi a
discapito del resto della stragrande maggioranza della popolazione che non può
fa altro che subire la situazione.
Si capisce che così non si va da nessuna parte: la barca è
ingovernabile. La soluzione che spesso emerge dai dibattiti è quella di
risolvere il problema aumentando le probabilità che un partito detenga la
maggioranza assoluta. Questo però ha varie ripercussioni negative tra cui:
a)
Aumenta la probabilità di un assolutismo e una
dittatura
b)
Non si risolve il problema del dover rispettare
la linea del partito e del suo leader
c)
Non si risolve il problema dei gruppi di
interessi o lobby
Proviamo invece a pensare ad un parlamento composto da cento
persone indipendenti liberamente elette tramite un sistema elettivo dal basso e
che quindi siano espressione della reale volontà popolare.
Queste eleggono un loro rappresentante che diventa il capo
del Governo. Le commissioni parlamentari vengono create solo con il fine della
consulenza, ma le leggi vengono discusse in modo reale all’interno del
parlamento che le deve scrivere ed approvare con doppia votazione: palese e
segreta. La doppia votazione è indice del livello di affidabilità del
parlamento nel suo complesso.
Ogni discussione su ogni argomento non avrebbe quindi delle
posizioni preconcette e potrebbe così sfociare in qualsiasi soluzione con il
solo fine del rispetto dei principi della Costituzione. Questo sarebbe un
organo legislativo ed esecutivo realmente forte e potente, che premia la
meritocrazia. In questo modo sarebbe assicurata la governabilità e il rispetto
dei cittadini che sarebbero e si sentirebbero rappresentati.